la pista anarchica
Il Teatro degli Orrori
Due

com’era bello fare all’amore con te
com’era bello averti!
e pensare potesse forse essere per sempre
l’interminabile solitudine del sentirsi soli
a volte gioca brutti scherzi
un giorno credi vada tutto bene
e l’indomani vorresti ucciderti!

com’era bello fare all’amore con te
com’era bello averti!
e pensare potesse forse essere per sempre
per sempre cosa?
guardati intorno
e dimmi se c’è qualcosa
che possa mai durar per sempre
tutto quanto è destinato a scomparire!

non si vive ogni giorno
non si può morire sempre

se io avessi l’asperger nessuno mai si aspetterebbe niente da me.
almeno in termini emotivi e di capacità affettiva.
le ex direbbero commosse “non era poi così male”.

e invece purtroppo non si scherza su queste cose.

salme salate in esposizione sui banconi del venerdì, rinfrescate da vorticose vertigini in technicolor dicotomico psichedelico.
mi chiedo se i pesci muti abbiano spontaneamente deciso di soccombere al mercato, per autoconsunzione.

ma la vera catastrofe non si consuma durante il giorno.
gli sguardi distanti della gente mi tengono acceso. come le quotidiane trenta sigarette da groppo in gola e pochi spicci chiusi stretti nei pugni all’interno delle tasche sfondate.
bambini sovrappeso armati di occhi sadici che rincorrono piccioni senza superficiali ricreative pietà.

è che non è per me aspettare la notte, la notte in prigione al computer dentro camera mia, che disvela scenari da dopoguerra d’avanguardia.
soffoco e imbavaglio pensieri di autodistruzione e disfattismi estemporanei, m’ingozzo di film sparandomi in faccia la tenue luce fluorescente del mio computer, esposizione prolungata in asettici fermo-immagine.
ogni notte uccido parti di me, che cercano assetati finali con titoli di coda memorabili senza ringraziamenti.
ma in fondo è del tutto normale. dormo poco e mangio male.
ciclotimia ciclica da notte a giorno a notte ancora, a rendermi soggiogato da un’esistenza inutile e muto sesso orale di una violenza inaudita.

settembre giorni scarni tutti uguali, settembre come plastilina, futuro fuori dalla new wave, futuro in trappola, futuro oltraggiato a oltranza.
allora io bevo e appoggiato al muro senza cocktail in mano brindo a vasco brondi e alle sue malinconie neomelodiche invitanti e inevitabili.
tu non andartene.

Sometimes you need to do something bad, to stop you from doing something worse

Just as a flower does not choose its colour, we are not responsible for what we have come to be

- India | Stoker